Una coppia di genitori affidatari di 2 ragazzine romene con il progetto affido temporaneo di Sos Bambini ci ha chiesto cosa poteva fare di concreto per l’Ucraina. L’abbiamo messa in contatto con il nostro team a Sighet e così sono partiti carichi di aiuti, ma soprattutto hanno riportato in Italia delle persone offrendo loro una opportunità di fuga e speriamo di miglior futuro.

Al ritorno Anna ci ha raccontato brevemente la sua esperienza rispondendo a qualche domanda.

Anna, come mai questo blitz che ti ha portato fino alla frontiera con l’Ucraina a consegnare aiuti e dare un passaggio a persone in fuga verso l’Italia?

Come molte persone, volevo fare qualcosa di concreto e non stare solo a guardare in Tv quello che sta succedendo in Ucraina. Come mamma affidataria di 2 ragazzine romene che vivono in una casa famiglia nel Nord della Romania, conosco luoghi e situazioni e mi sono rivolta a Sos Bambini che da anni organizza gli affidi temporanei, per chiedere cosa potevo fare. Mi è stato risposto che loro in questo momento sono attivi sul confine fin dal primo giorno di guerra in quanto hanno una squadra di personale specializzato a Sighet, su uno dei confini con l’Ucraina, da quasi vent’anni e che al momento avevano già raccolto tanto materiale attraverso la rete di sostenitori locali, ma che se avevo l’intenzione di andare comunque, mi avrebbero messo in contatto con Padre Eugenio del convento dei Frati Cappuccini a Sighet per consegnare quanto raccolto e per individuare eventuali persone bisognose di un passaggio.

E quindi hai deciso di partire?

Sì, è stata una decisione molto veloce con il mio compagno: abbiamo “sistemato” i miei figli e i 2 cani, è bastato far girare la voce tra gli amici e siamo stati sommersi di materiale! Cosi giovedi scorso dopo il lavoro siamo partiti con la nostra Toyota stracarica….

Come è andato il viaggio?

E’ stato lungo: la prima sera ci siamo fermati a Zagabria, convinti di arrivare in Romania a Baia Mare il giorno dopo nel pomeriggio. In realtà siamo arrivati alla sera tardi perchè abbiamo fatto lunghe code per passare dall’Ungheria alla Romania. Il controllo era severo, a noi è andata bene, ma so di persone che avevano medicinali (come noi) a cui sono stati sequestrati.

Poi cosa è successo?

Sabato abbiamo finalmente incontrato Ildiko e Daniela che non vedevamo da due anni: con il Covid l’affido temporaneo era stato sospeso ed è stata una grande emozione ritrovarsi! Da bambine che erano ho trovato delle signorine e spero che quest’estate potranno venire almeno un mese in agosto.

Poi avete proseguito fino a Sighet?

Si, avevamo contattato Padre Eugenio e siamo arrivati al convento, dove abbiamo scaricato parte del materiale e abbiamo visto che c’erano parecchie mamme con bambini ospiti dai Frati.

Che impressione avete avuto?

Di persone frastornate, sotto shock, in difficoltà a comunicare, non solo per via della lingua. Poi abbiamo proseguito e siamo arrivati al confine dove abbiamo lasciato ad una altra associazione il resto del materiale. Padre Eugenio ci aveva segnalato una giovane donna che aveva bisogno di raggiungere delle amiche a Parma, che le avevano già trovato lavoro. Faceva fatica a camminare e aveva un gatto, per lei viaggiare con i mezzi pubblici era impensabile.

E la seconda persona che avete portato indietro invece chi era?

Ce l’hanno affidata al confine, doveva andare a Reggio Calabria, l’abbiamo portata a Milano, trovato un posto dove dormire una notte, comprato il biglietto e messa poi sul treno, il suo Greenpass qui non era riconosciuto, per cui siamo andati a farle fare anche il tampone rapido per salire sul treno. Tutte queste spese sono state coperte da donazioni di amici che saputo che partivo hanno voluto aiutare.

Come è stato il rientro?

 Con le due ragazze abbiamo familiarizzato subito, sentendo canzoni e coccolandole un po’. Venivano da Kiev e ci avevano messo 8 giorni per arrivare a Sighet. Quando ci siamo fermati a Budapest a dormire in un bell’albergo e le abbiamo portate fuori a cena, non ci volevano credere dopo tutto quello che avevano passato…un bel momento, anche se ci dicevano che avevano sognato tutta la vita di andare in Italia, ma adesso l’unico desiderio che avevano era che finisse la guerra e di poter tornare a casa. Insomma, pur nella situazione tragica si è creato un bel rapporto e ci siamo ripromessi di restare in contatto e speriamo di rivederci un giorno tutti più sereni.

Anna, rifaresti quello che hai fatto e soprattutto lo consiglieresti ad altri?

E’ stata una esperienza forte e son contenta di averla fatta, aiutare in modo diretto ti dà tanto. La cosa più gratificante è stata quella di dare un passaggio confortevole e sicuro a chi aveva già una destinazione in Italia. Con il mio compagno pensiamo forse di rifarlo per Pasqua, ma vediamo intanto cosa succederà con la guerra.

Per quanto riguarda i materiali, ci siamo resi conto che tante cose avremmo potuto comprarle in loco a minor prezzo. Capisco che molte persone sono diffidenti a dare soldi ad Associazioni, ma se sono affidabili come Sos Bambini, anche io mi son resa conto che in questo momento sono più utili le donazioni che permettono di accogliere e dare un pasto caldo a Sighet, pagare la benzina del pulmino che fa la spola con il confine e magari dare un aiuto psicologico a chi deciderà di fermarsi.