Sighet – testimonianze

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Nella pagina che segue abbiamo raccolto le testimonianze  dei nostri viaggi a Sighet. Il resconto è utile anche per evidenziare come ogni donazione, ogni centesimo raccolto, ogni capo di abbigliamento arrivi a destinazione. I nostri viaggi sono anche e soprattutto controlli sul buon esito dell’operato della onlus. Ma ogni fotografia è anche un pezzo di storia che abbiamo cercato di raccontare rivivendo le esperienze che il contatto con quest’umanità più sfortunata ci ha donato.
La scoperta di Sighet

A luglio del 2004 Silvia, la Presidente di SOS Bambini, è stata come volontaria presso il Centro statale di Sighet, ancora in Romania ma al confine con l’Ucraina. Silvia si è stupita nel vedere come in mancanza di aiuto da “organizzazione occidentali”, l’orfanotrofio di Sighet, come probabilmente molti altri, fosse totalmente abbandonato a sè stesso (bambini malnutriti, personale poco qualificato, carenza totale di assistenza specifica). Solo un esempio: ai bambini, appena svezzati, veniva offerta come colazione the con pane e margarina, in quanto erano sprovvisti di latte.

Il materiale inizia ad arrivare

Al suo arrivo a Milano, Silvia comincia a coinvolgere amici e colleghi per inviare aiuti al Centro. Finalmente i bambini ricevono latte in polvere, omogeneizzati, indumenti e giocattoli.

In occasione del Natale, grazie all’aiuto di molti amici, viene inviato ad ogni bambino un regalo tutto per lui, con tanto di pacchetto: per molti bimbi del Centro è stata la prima volta che Babbo Natale si ricordava di loro!

Le foto riportate in questa sezione documentano i momenti di gioia e di gioco di cui i bimbi di Sighet hanno potuto godere grazie all’invio del materiale spedito dall’Italia. Ognuno dei donatori saprà riconoscere il proprio regalo e potrà intravedere con soddisfazione la nuova vita che il suo dono sta acquistando nell’orfanotrofio di Sighet!

Aprile 2007 - dopo un anno di lavoro... annotazioni

Pochi giorni ma intensi, sia come quantità di cose da fare che come sentimenti, emozioni.

Da una parte sono contenta di scrollarmi di dosso lo squallore e la povertà di quei posti, che sembrano essere più sopportabili solo perché è primavera e sono giorni pieni di fiori e di luce.

Dall’altra, c’è il dispiacere, il dolore di lasciare, oltre che molti amici (con cui si resterà in contatto via email, ma non c’è la condivisione del quotidiano), tanti bambini cui purtroppo non riusciamo a regalare amore: solo giocattoli e un giardino…

Non vorrei essere strappalacrime, ma il bimbo che mentre partivo, non so come, ha fatto scivolare la sua mano nella mia, lo stesso che silenziosamente mi ritrovavo seduto vicino quando stavo nella stanza giochi con tutti i bambini del Centro d’urgenza, quel bambino senza nome (perché volutamente ho cercato di non affezionarmi a nessuno), continua a tornarmi in mente come simbolo di tanti bambini senza mamma e papà, anche quando mia figlia si addormenta accucciata vicino a me, come per riprendersi quei giorni in cui non ero con lei ma ero a Sighet.

E loro? I bambini di Sighet? Come dormiranno? Nei loro pigiami messi sopra ai vestiti? Nei loro lettini senza un peluche né una copertina di Linus per consolazione? Senza una coccola né una storia prima di addormentarsi? Non voglio essere strappalacrime, questa è semplicemente la realtà. La realtà di un posto dove a seconda del turno i bambini accolgono con calore o con timore il personale che arriva, a seconda che li tratti come se fossero dei figli in più o come dei bambini da sorvegliare che non si facciano male, ma mai da prendere in braccio, o ci fanno l’abitudine. Ma qual è l’abitudine più bella di chiedere e dare amore? Se non glielo si insegna da piccoli, cosa saranno da grandi?

Estate 2007

Il Personale del Centro recupera dalle attrezzature danneggiate il materiale necessario a mettere in piedi un rudimentale Parco Giochi. Siamo “oltre” il nostro obiettivo di bonifica dell’area verde: grazie a questo progetto abbiamo ottenuto il coinvolgimento di chi ci vive e ci lavora quotidianamente

Aprile 2008: Resoconto del viaggio a Sighet

Eccomi tornata da Sighet, una settimana fa ero appena arrivata…son contenta di essere qui nel calore della mia famiglia, allo stesso tempo sono contenta di aver fatto ancora una volta questa esperienza, ogni anno diversa.

In particolare questa volta eravamo un bel gruppo, tra nostri volontari venuti o per avviare nuovi progetti o semplicemente per finalmente vedere e rendersi conto di persona di cosa significa veramente vivere nel centro per l’infanzia di Sighet, Romania. Inoltre con noi c’erano tre volontari dell’associazione “Aiutiamoli a vivere”, venuti ad effettuare un sopralluogo in vista della realizzazione di un nostro progetto di ristrutturazione edilizia.

Il fatto di essere in otto e di essere tutti volontari, accumunati dalla voglia di fare qualcosa per gli altri, una volta tanto senza bisogno o necessità di mettersi in mostra o di competere, ha fatto sì che si creasse subito una bella intimità, spesso ironica e un po’ da bar, come per sdrammatizzare gli scenari che ci venivano presentati: bambini che nessuno vuole, personale che non ha voglia di far nulla, vicini che tirano pietre o cd dal quarto piano delle case antistanti sulla testa dei bambini che stanno giocando nel nostro parco giochi…ma anche momenti di grande concentrazione sui progetti e di condivisione generosa delle esperienze da parte di chi ha sulle spalle tanti anni di volontariato (molti più di noi, come gli amici di “Aiutiamoli a vivere”).

A Sighet cosa è cambiato rispetto a un anno fa? Be’, il paese è sempre il solito, case degli emigranti in costruzione, nuovi supermercati e negozi di seconda mano, sempre meno carretti e donne in costume, ma i bambini senza famiglia sono sempre lì, in un paese che nonostante l’ingresso nella Cee non ha ancora riaperto all’adozione internazionale, in una Sighet piena zeppa di bambini con disabilità psichiche grazie agli effetti dell’alcolismo e di ragazze madri di 15 anni, dove per avere un supporto psichiatrico bisogna fare, se ti va bene, 4 ore di auto per arrivare a Cluj. Ho proposto di far venire e pagare uno psicologo specializzato in disabilità, mi è stato risposto che nessuno vuol vivere a Sighet, troppo piccola (45.000 abitanti), troppo isolata (c’è un passo di montagna che d’inverno rende difficoltosa la viabilità), chi va a studiare a Cluj non torna indietro…

Arrivando al Centro quello che mi ha colpito è stato vedere il nostro muro non solo intatto ma colorato di mille disegni fatti dai bambini insieme ai volontari di un liceo artistico londinese, che hanno reso il muro non solo una difesa dai vandali, ma anche un pannello colorato e gioioso che invita ad entrare nel giardino e a giocare allegramente e tutto questo grazie ai nostri sforzi! La direttrice Viorica mi dice che ogni giorno, arrivando al Centro (ci si accede da dietro, dove c’è il giardino) butta un occhio e pensa a noi….

Chissà che bello quest’estate, quando arriveranno lo scivolo, le altalene e le altre attrezzature che stiamo comprando!!!
C’è anche la casetta dei conigli, uno grigio e uno bianco, i bambini ci vanno pazzi, sono spesso lì ad accarezzarli.

Poi entriamo e mi stupisce sempre la gioia e l’affettuosità di questi bimbi, nonostante siano senza genitori, non si arrendono e vengono da noi “pretendendo” coccole e attenzioni, ci danno baci, ridono sentendoci parlare in italiano…

Poi andiamo alla casa famiglia dei bambini con handicap grave e lì il sorriso ci si spegne sulle labbra, c’è il bimbo che si morde le mani fino a scarnificarle, chi si dondola sul divano, chi ci aggredisce con pugni, ci indicano la bimba che vive grazie ai nostri omogeneizzati perché ha lo stomaco rovinato perché ingoia qualsiasi oggetto le capiti a tiro, io come sempre mi paralizzo, mi tengo vigliaccamente in disparte, e penso a mo’ di giustificazione con me stessa: “be’ questa volta ho portato gli psicologi, finalmente si parte!”

Non ci vuol molto ai nostri volontari psicologi che lavorano nel campo ad inquadrare il problema: personale non qualificato ed insufficiente, nessuna assistenza specializzata, casi gravi e difficili. Loro sono rimasti qualche giorno in più per andare a fondo ai problemi e proporre soluzioni concrete e utili, di questo ne riparleremo.

Il giorno dopo andiamo in un liceo a parlare di volontariato: questo era un progetto a cui tenevo molto: perché non ci sono volontari locali, dico io? Bisogna iniziare a lavorare sul concetto di solidarietà con le nuove generazioni e così facciamo, gli spieghiamo cosa significa volontariato, ci ascoltano, un po’ intimiditi però ci fanno qualche domanda e Sergio, uno dei nostri vulcanici volontari improvvisa un invito al Centro per il giorno seguente: 20 ragazzi accettano e si presentano puntualmente accolti gioiosamente dai bambini. Morale, quest’ estate organizzeremo un po’ di formazione a questi volontari in erba che intratterranno i bambini con giochi e soprattutto impareranno quanto è gratificante fare volontariato.

Poi con i “colleghi” dell’altra associazione stiliamo un elenco dei lavori da fare e degli arredi da acquistare, 4 bagni, la moquette da sostituire con il parquet più pratico e igienico in molte stanze, armadi che mancano, letti e tavoli che cadono a pezzi, il conto sale, speriamo che ci liquidino il 5 per mille del 2006, i soldi raccolti a Natale sono già mentalmente spesi e non bastano…non importa, in qualche modo faremo, penso io, ce l’abbiamo fatta quando da zero dovevamo raccogliere 30.000 euro per costruire il nuovo muro…chi ci fa paura?

Sono così incosciente che mi concedo anche di immaginare oltre, nel 2009: di fianco al Centro c’è una casetta un po’ diroccata, ma bellissima ancora: Giacomo, l’architetto di “Aiutiamoli a vivere” che ha l’occhio clinico dice che se la sistemiamo diventa bellissima, ci parla della sua esperienza in Bielorussia sulla formazione professionale con l’obiettivo di insegnare un mestiere ai bambini che usciranno da questi istituti: taglio e cuci, parrucchiere, falegname, cuoca….Fisso l’edificio e sogno, già me lo immagino un negozio Sos Bambini pieno di attività al pubblico come sbocco di un percorso di apprendimento!
Anche il parco giochi me l’ero immaginato e ora è realtà, perciò continuo a sognare…
Ripartiamo dopo quattro giorni di intensa attività: le idee sono più chiare, i progetti hanno preso forma: la Direttrice si commuove alla nostra partenza, le dico per farla sorridere: “pensa l’anno prossimo quando torneremo, quante cose saranno ancora migliorate…” ci abbracciamo forte, io penso “per noi è facile, ce ne ritorniamo a casa, ma lei resta qui a lottare con la burocrazia, i pochi soldi, i suoi capi che quando lei fa presente le situazioni più estreme e chiede aiuto le rispondono che è lei la Responsabile!”
Meno male che esistono persone come lei!

Estate 2008

L’estate 2008 ha visto il realizzarsi di molti progetti avviati negli anni precedenti. Oltre alla messa in opera dei lavori di ristrutturazione, abbiamo avuto il piacere di vedere all’opera diversi volontari, tutti ottimamente formati ed efficaci sul campo. Le loro esperienze sono elencate di seguito… buona lettura.

Acquisto attrezzature per il Parco giochi

Grazie alla raccolta fondi effettuata abbiamo acquistato le nuove attrezzature per il grande parco giochi bonificato che sono state installate quest’estate dai volontari di Aiutiamoli a Vivere. (Vedi il resoconto fotografico)

Ristrutturazione edifici delle Case famiglia

Grazie alla raccolta fondi effettuata e alla collaborazione con l’Associazione Aiutiamoli a vivere, durante l’estate sono stati ristrutturati il Centro per l’infanzia e alcune case famiglie che avevano urgente bisogno di interventi edili.

la ristrutturazione del parco

Abbiamo inoltre acquistato e fatto installare una serra per la coltivazione degli ortaggi. Nei primi quindici giorni di agosto, infatti, un gruppo di volontari esperti piastrellisti, idraulici e falegnami hanno realizzato un piccolo miracolo, lavorando 12 ore al giorno e grazie ad una formidabile organizzazione, che nei mesi precedenti aveva analizzato i bisogni, raccolto il materiale e spedito insieme alle attrezzature, a Sighet. (vedi fotografie dei lavori)

Sono stati inoltre fatti preparare e acquistati 25 armadi (8 al Centro Maternale, 6 al centro di urgenza, 1 al centro diurno, 5 alla Casa Stefan, 5 alla Bradului), 3 piccoli armadietti, una cassettiera e 3 tavoli (2 per la Casa Stefan e una per la Casa Bradului) dal laboratorio di Padre Filippo Aliani. Quest’iniziativa ha permesso di dare lavoro ad alcuni ragazzi che stanno imparando il mestiere di falegname.

Progetto handicap

Il progetto è partito ad aprile 2008, ecco i passi finora fatti:

1. La psicologa responsabile del progetto, si è recata una prima volta ad aprile a Sighet, per “fotografare” la situazione ed ha preparato delle schede per ciascun bambino, individuando le singole necessità (visita neurologica, terapie, giochi adatti ecc.) e degli strumenti per il personale che si occupa dei bambini (es. schede di osservazione dei comportamenti). Non esistevano azioni concrete e personalizzate per lo sviluppo di questi bambini. Il personale adduceva mancanza di tempo e mancanza di indicazioni su come affrontare i problemi (i bambini non vengono visitati costantemente da psicologi);

2. Abbiamo acquistato i giochi che la nostra psicologa ci ha indicato, adatti a bambini disabili e li abbiamo inviati in giugno;

3. Abbiamo mandato i bambini a Cluj a fare le visite neurologiche necessarie;

4. La psicologa è poi tornata quest’estate a Sighet accompagnando altre tre volontarie esperte di disabilità e mettendo a punto con il personale il progetto. I volontari sono stati a Sighet tra luglio e agosto, vivendo nella casa famiglia insieme ai bambini. I risultati ci sono stati: bambini che venivano ritenuti non in grado di giocare e di socializzare hanno dimostrato che basta un po’ di volontà e di attenzione verso di loro per ottenere grandi cambiamenti.

Sostegno per visite mediche

Ogni tre mesi, con l’aiuto di Padre Filippo Aliani a cui abbiamo chiesto di farci da tramite, inviamo 1000 euro a copertura di spese mediche, oculistiche e dentarie che altrimenti non sarebbero possibili allo stato attuale.

Miglioramento dell’alimentazione

E’ stata effettuata nello scorso anno una raccolta alimentare, in maggio e novembre, presso la Sma di Viale Corsica, a Milano, che ha fruttato più di 100 scatoloni tra cibo non deperibile e prodotti per l’igiene, che sono stati spediti a Sighet, nell’ambito della spedizione di materiale.

Invio Volontari per l’estate

Quest’estate si sono recati a Sighet 6 volontari, che hanno lavorato sia sul progetto handicap, che su quello di animazione con i bambini del Centro.

Dicembre 2008- avvio progetto SMOM

In linea con la nostra strategia di collaborare il più possibile con altre onlus, dopo la partnership con Aiutiamoli a vivere ecco partita, durante le vacanze di Natale, una sinergia con SMOM, associazione di volontariato specializzata in cure dentarie (ma non solo) e presente in molti paesi del terzo mondo. Con l’invio a Sighet di un gruppo di volontari nel dicembre 2008 è stato avviato un progetto denominato “Ridiamogli un sorriso”che si articolerà nel 2009 con diversi interventi: invio di attrezzature e materiale, invio di volontari dentisti, formazione del personale locale sulla prevenzione e l’igiene dei denti e coinvolgerà i bambini del Centro per l’infanzia che noi seguiamo, ma anche i bambini seguiti da Padre Filippo degli “Amici di Sighet”, utilizzando uno spazio dove esiste già un rudimentale gabinetto dentistico, che va riqualificato, presso una casa di suore.

Marzo 2009 - L'anno della crisi

Io e Stefania siamo appena tornate da Sighet e ho ancora negli occhi le innumerevoli case di legno con il pozzo in cortile e le galline che si incontrano durante l’interminabile viaggio dall’aeroporto di Cluj a Sighet, le case in costruzione dei rumeni che sono andati a lavorare in Italia o in Spagna, le cicogne sui pali della luce, primo segno di primavera…Ma nel mio cuore (e mi mancano già!) ci sono soprattutto i bambini di Sighet, quei bambini che ti accolgono festosi, che vogliono giocare, che, abituati a stare con tutti, non sono timidi, ma avidi di attenzioni e di coccole!

Al Centro d’urgenza, dove “stazionano” i bambini in attesa che il tribunale decida la loro sorte, mi colpisce un ragazzo di 15 anni, portato lì per sottrarlo al padre che lo picchiava, un ragazzino alto e magro, con lo sguardo dolce ed educato, mi spiega che non ha fratelli ed è felicissimo di stare in mezzo ad altri bambini più piccoli che fa giocare, forse per passare un po’ il tempo ma forse anche per riprendersi un pezzetto di infanzia negata..

Ci concentriamo subito sul progetto a cui stiamo lavorando da un anno: i bambini della casa famiglia Iuliu Maniu, quelli con le disabilità più gravi. L’impatto con la casa è tutta un’altra cosa rispetto a un anno fa (chi volesse rinfrescarsi le idee, legga il resoconto del 2008 poco più sopra): i bambini ci accolgono in modo più rilassato, non ci “assalgono”, segno che ci sono progressi nella loro socializzazione e che riescono a scaricare le loro energie stimolati appropriatamente, mentre prima, sempre piazzati davanti alla Tv, diventavano aggressivi. Anche gli ambienti sono più accoglienti: ci sono le loro foto sulle porte delle camere, giochi in giro, mentre l’anno scorso c’era uno squallore incredibile, a loro non venivano dati giochi, perché li distruggevano. Ora, forniti i giochi appropriati e utilizzati solo con la guida delle educatrici, la situazione è diversa. C’è anche il Computer regalato da Unicredit, i due gemelli Romulus e Remus fanno disegni con il mouse usando il programma apposito e sono eccitatissimi…Il cuore mi scoppia di gioia!!! Tutte le fatiche di un anno del nostro team sono ricompensate!!

Stefania analizza le schede di osservazione che aveva preparato nell’estate scorsa con Eva, la Responsabile della casa e noto che sono state compilate diligentemente e da esse Stefania ricava informazioni preziose sui progressi dei bambini e fornisce indicazioni su come proseguire. Noto anche con quanto impegno e attenzione Eva ascolta Stefania, segno che si è creato ormai un rapporto di fiducia, che le educatrici hanno potuto toccare con mano che i suggerimenti di Stefania sono di grande aiuto. Ho ammirazione per la nostra volontaria Psicologa, cascata di riccioli biondi, viso da bambina, ma grande esperienza e grande carisma! Lo scoglio da superare ora sono le diagnosi: se ci sono, spesso sono troppo vaghe, Stefania decide di far filmare alle educatrici i comportamenti salienti dei bambini, in modo da poter sottoporre a nostri esperti le terapie farmacologiche, corredate dagli ultimi esami del sangue. Un solo esempio: Dodo, 4 anni, ci appare intontito dagli psicofarmaci, la terapia non è stata rivista negli ultimi 12 mesi, Dodo in braccio sembra un burattino senza burattinaio!

Alla casa Stefan ci accolgono con calore, ci fanno vedere i nuovi mobili con orgoglio e riconoscenza. Alla casa Bradului c’è un’educatrice fissata con il ballo e ha trasmesso la sua passione a molte delle bambine: ci improvvisano uno spettacolino e ci confessano che il loro sogno è di fare un corso di danza!! Alla casa Axa, dove dall’estate estenderemo il progetto handicap, i ragazzi disabili ci offrono bellissimi cigni di carta e ci mostrano la ristrutturazione recente, l’unica fatta dallo stato rumeno, dopo cinque anni di attesa.

In ogni luogo troviamo i mobili fatti da Padre Filippo e le ristrutturazioni di Giacomo e dei volontari di Aiutiamoli a vivere, tutti lavori finanziati da noi e mi rendo conto che abbiamo fatto davvero tanto!!!

Qui la crisi si sente eccome! Nelle fabbriche si sta licenziando e la Direttrice Viorica a fine mese non ha più un soldo da spendere per i bambini…finisce il latte, la frutta non si vede quasi mai, i bambini non hanno più cuscini e mettono i vestiti nelle federe, mancano calze e mutande…il parabrezza del pulmino è tutto crepato e rischia di rompersi da un momento all’altro…Viorica si lamenta di aver segnalato la cosa più volte ai suoi capi, ma senza successo.
Vado a Baia Mare a comprare alla Metro un po’ di cose, ma intanto l’elenco delle necessità si allunga….

Il progetto di ristrutturazione della casetta attigua al Centro prende ulteriormente forma…Padre Filippo (che è il nostro prezioso punto di riferimento locale) e la Direttrice del Centro statale Viorica Zlati evidenziano nuove necessità, per cui lo spazio diventa un Centro multifunzionale costituito da una palestra riabilitativa per i bambini con handicap gravi, un laboratorio d’informatica e un laboratorio creativo per le ragazze madri e i ragazzi con handicap lievi. Questi ultimi alla maggiore età vengono messi fuori dalle case famiglie e rischiano di vivere allo sbando, bisogna prevedere per loro (e ne abbiamo già di sedicenni) una terapia occupazionale e un posto dove andare a dormire. Il laboratorio creativo, se ben impostato, potrebbe fornire prodotti tipo oggettistica che potrebbero essere venduti per autofinanziare il progetto.

Incontriamo lo psicologo che sta tenendo il corso alle educatrici e con lui mettiamo giù un progetto per l’estate, una cooperazione italo-rumena di volontari nostri esperti in disabilità e suoi studenti dell’ultimo anno, una sorta di task force per affiancare il personale ed intensificare e potenziare le attività con i bimbi disabili.

Contemporaneamente io e Padre Filippo cerchiamo contatti per chiedere finanziamenti alla Cee dalla Romania. Il quadro è abbastanza deprimente: c’è chi ti promette mari e monti e chi ti dice, ti do una mano ma non voglio responsabilità. Noi cerchiamo qualcuno in grado di presentare un progetto ma anche di gestire l’eventuale rendicontazione (all’Italia non è pensabile farlo)….ora attendiamo di sapere dall’università di Cluj se hanno loro agganci affidabili con qualche società specializzata in richieste fondi. Senza di ciò il progetto “Centro multifunzionale” non può partire, i costi sono troppo elevati.

Vado a vedere la stanza dove i dentisti di Smom svolgeranno il loro lavoro e trovo la nuova “poltrona” in attesa di essere installata. Qui sono tutti impazienti di iniziare, i bisogni sono tanti…

La mattina presto i bambini del Centro diurno dove alloggiamo, che arrivano alle 7.30, mi coinvolgono nei loro giochi: nascondino, 1,2,3 Stella! eccetera. Sono un po’ intontita dalla differenza di orario (per me sono le 5.30 del mattino) e dalla fatica di queste giornate intense, ma loro sono irresistibili e non posso deluderli!!

La Responsabile delle ragazze madri poi mi trascina di sopra per farmi vedere orgogliosa il suo vivaio di piantine da trapiantare nella serra: pomodori, peperoni, insalata, cipolle, melanzane già me le immagino per quest’estate!

Ecco che arriva Sanda, la nostra giovane interprete con il suo sorriso e la sua pazienza. Qualche volta confessa che le sembra di uscire matta, quando sia io che Stefania partiamo a parlare di due cose diverse e lei non sa chi tradurre!!! Ma sorride sempre e non si lamenta mai!

Sei giorni sono volati, ma questa volta sarò di nuovo lì a fine maggio, per un concerto di solidarietà che un’altra associazione sta organizzando, perciò, cari bambini, a prestissimo!!!

Silvia Scialpi

Aprile 2010 - Il tempo è volato!

E dire che sono partita col dubbio di aver esagerato: una settimana a Sighet mi sembrava un tempo molto lungo da trascorrere lontano dalla mia famiglia e per fare il punto dei vecchi e nuovi progetti, altre volte me la sono cavata in meno tempo…

Ma questa volta sentivo il peso delle responsabilità crescenti dell’Associazione e l’importanza di approfondire lo stato dei bisogni , fare il punto dei progetti in corso e definire bene il proseguo.

Non mi sono sbagliata, questo tempo è volato tra mille incontri, attività ed emozioni, che vorrei fissare sulla carta per condividerli con chi ci sostiene e anche aspetta con interesse e vera partecipazione di sapere le novità.

Indescrivibile è il calore che mi hanno dato la direttrice, le educatrici e tutti i bambini che ormai conoscono dal 2005 e amano Sos Bambini, questa è la grande gratificazione che si riceve venendo qui e vedendo i segni tangibili della nostra attività e i progressi fatti negli anni.

Ancora più importante è la sferzata che dà il rendersi conto di quanto c’è ancora da fare e di come noi semplicemente diamo un piccolo contributo al grande lavoro che ogni giorno fanno le educatrici e la direttrice con quel poco che ricevono dallo Stato rumeno e dovendo lottare con la burocrazia, gli scarsi fondi, la carenza di personale e la mancanza di cultura locale sulla solidarietà.

Da due mesi c’è una novità, una Tv locale, TV Sighet, molto casereccia ma che potrebbe essere un buon veicolo di potenziamento nel far circolare le informazioni sui bisogni di Centri per l’infanzia come quello che seguiamo noi come Associazione.

E poi c’è Padre Filippo, personaggio carismatico, molto ascoltato e rispettato in città, anche perché poco parla e tanto fa. Il centro diurno Piccolo Principe e la casa famiglia che ha messo in piedi sono due esempi lampanti. Insieme siamo andati a vedere le macerie di una centrale termica, che gli viene offerta dal Rotary, dove ha intenzione di costruire l’anno prossimo degli appartamenti per i ragazzi disabili che usciranno dalle case famiglia a 18 anni e non saranno in grado di autogestirsi. Alcuni di loro sono attualmente ospiti delle case famiglia che seguiamo, quindi è un progetto che ci interessa e a cui vogliamo contribuire.

Mi ha colpito la determinazione di Padre Filippo che mi mostrava le macerie di questo luogo e mi illustrava il progetto vedendone già la realizzazione, straordinario!!!

Per noi Padre Filippo è fondamentale, anche se noi siamo un’associazione laica, la sua presenza in loco è fondamentale, è lui ad amministrarci i soldi che utilizziamo sui progetti, ad aiutarci a svilupparli e portarli a termine.

La situazione che ho trovato è piuttosto pesante: in tutti questi anni che sono venuta è la prima volta che trovo la struttura così conciata…ho dovuto persino comprare le lampadine, perché molte stanze erano al buio, non per guasti all’illuminazione, ma perché erano finite le lampadine, così come era finita la benzina per portare i bambini a scuola (e molti sono disabili) o alle visite mediche, così come erano finite le nostre provviste di cibo e pannolini, che di solito durano fino a giugno, all’arrivo del nostro camion. Le lavatrici lavavano senza detersivo….

I pannolini sono razionati a due al giorno (e notte compresa), manca la biancheria intima, non ci sono i soldi per portare i bambini al mare o comunque fargli cambiare aria, non ci sono soldi per le visite specialistiche, mancano le vitamine, anche le medicine di base sono ridotte all’osso. La lavatrice di una casa famiglia con 13 bambini non è più aggiustabile e non ci sono i soldi per comprarla nuova e la lista potrebbe continuare a lungo….. (ve la allego per semplicità e concretezza).

In cambio c’è molto entusiasmo per le nostre iniziative: i bambini delle case famiglia sono al settimo cielo all’idea di partecipare ai laboratori creativi: abbiamo definito delle attività volte a confezionare oggetti per i nostri mercatini in Italia, in modo da autofinanziare i materiali. Loro sono molto motivati ed orgogliosi di poter contribuire al nostro mercatino e questo è tanto per loro, perché li fa sentire importanti e utili e li fa uscire dalla loro routine. Le ragazze madri, anche grazie alle volontarie-sarte che verranno quest’estate, stanno iniziando a confezionare cuscini e lenzuola che sono utili non solo a loro ma anche alle altre strutture collegate al Centro (case famiglia, centro d’urgenza ecc.). Questa attività è volta anche ad insegnare a queste ragazze un mestiere, dato che posso restare ospiti qui solo per un anno.

Abbiamo definito una collaborazione mirata con una logopedista, che seguirà ogni settimana individualmente ben 11 bambini con gravi problemi fonetici, tutti bambini disabili, (alla scuola speciale ci sono incontri di logopedia ma collettivi e fatti da personale che ha diplomi per corrispondenza e scarsa professionalità), la logopedista insegnerà anche al personale come fare gli esercizi e si confronterà con gli educatori sui progressi dei bambini.

Ho incontrato la psicologa che da due mesi segue le ragazze madri nel progetto di maturazione e responsabilizzazione individuale, volto a renderle autonome o almeno più forti psicologicamente quando alla fine dei 12 mesi canonici lasceranno il Centro: anche qui la psicologa affianca il personale, indica di comportamenti corretti da suggerire alle ragazze, oltre che dedicare sedute specifiche individuali ai problemi di ciascuna ragazza madre.

Queste due sono iniziative “stabili” di lungo termine, sono anche impegni finanziari perché dovremo pagare ogni mese del personale qualificato, ma credo che il senso più profondo della nostra attività è proprio questo: certo, serve aggiustare il tetto, le grondaie, fare dei bagni nuovi, cambiare la caldaia da legna a gas, tutte cose che ci siamo impegnati a finanziare, ma l’attività che ci sta principalmente a cuore è quella dello sviluppo psicofisico dei bambini, dell’accrescimento delle competenze del personale e della crescita di una cultura della solidarietà.

In questo senso va la seconda giornata del volontariato che si terrà il 6 giugno a Sighet e nuove iniziative che si stanno studiando, insieme a Padre Filippo, per stimolare alla solidarietà la popolazione di Sighet e incanalare meglio ciò che già esiste: un sito sul volontariato che informi sui bisogni della città, un maggior coinvolgimento diretto dei professori nelle scuole locali.

Parto da Sighet con le idee chiare su come proseguire il nostro lavoro, contenta di aver avuto anche un po’ di tempo per stare con i bambini: una casa famiglia ha organizzato uno spettacolo di danza in costume, grazie ad una educatrice appassionata di ballo (anche lei ex bambina di una casa famiglia) ed era straordinario vedere la gioia e l’espressività di questi bambini, nessuno escluso, anche quelli che non erano in grado di parlare, esprimevano con la danza la loro vitalità e le loro emozioni.

Ho giocato a Memory e Uno molte volte con i bambini del Centro d’urgenza a partite all’ultimo respiro, felice di constatare che in un epoca di consumismo sfrenato, anche i bambini italiani hanno avuto l’idea di “fabbricare” invece di comprare questi giochi e consegnarmeli per portarli qui…

Mi resta un unico “groppo in gola”: mi dispiace di andarmene, fossi in me, me li porterei tutti a casa (ma così non risolverei certo i loro problemi!!), soprattutto perché sono una mamma e so che loro la mamma e il papà non ce li hanno e questa è l’unica cosa che non posso fare…li vedo assetati di affetto, come è giusto che ogni bambino pretenda! Spero rimanga nel loro cuore il ricordo di questi bei momenti passati insieme ad alleviare loro il peso della solitudine nel loro lettino quando si addormentano e quando si svegliano…una bimba, la più piccola, due anni e mezzo, una mattina stava aprendo gli occhi e ancora mezzo addormentata le ho fatto delle carezze sulla testa, mi ha commosso quanto si godeva quel momento!! Quando le capita più?

Silvia Scialpi

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