La prima cosa che colpisce arrivando in Romania e girando le zone di nostro intervento sono le distanze e la diversità dei vari centri. Da quello più sereno delle suore di Cluj , città moderna e universitaria con bambini di fascia di età molto bassa ( 3/7 anni) alle case con presenza di disabili gravi dove indubbiamente il clima e il contesto appaiono più tristi e collocate in zone rurali come Sighet.

In Romania non si muore di fame, i bambini vanno a scuola, e a loro sono garantiti i bisogni primari. Però quando entri in una casa famiglia capisci perché dobbiamo aiutarli.

Case famiglia che in Romania sono un fenomeno ancora molto diffuso , quasi una piaga sociale, e dove il sistema interno di gestione e ben lontano dagli standard di attenzione e intervento garantiti in strutture  analoghe nel nostro paese.

In generale nelle case famiglia i contesti sono desolanti , vi convivono bambini e ragazzi di diverse età, e tutti loro portano il segno delle ferite del abbandono, della perdita , in alcuni casi anche di maltrattamenti. Gli educatori in diversi casi sono persone a loro volta cresciute nello stesso contesto, desiderosi di fare, ma poco preparati a gestire bambini e ragazzi con un passato così difficile.

Ciò che colpisce di più e la situazione degli adolescenti , che cresciuti senza punti di riferimento , con pochi stimoli, senza esempi positivi cui ispirarsi , sono impreparati ad affrontare la vita sia nel quotidiano, che nelle prospettive del proprio futuro. La mancanza del contesto genitoriale , di elementi che stimolino la loro autostima li porta a vivere il presente quasi con apatia come se andasse bene così, senza farsi domande o obiettivi per il futuro. Di cosa hanno quindi bisogno? Non si può generalizzar , ogni bimbo, ogni ragazzo, ha in realtà bisogni specifici, che Sos cerca di identificare con il supporto del nostro  team di specialisti che operano in affiancamento agli operatori pubblici.

I bisogni sono reali e possono consistere in sostegno psicologico, assistenza nello studio,  attività sportive che stimolino il gioco di squadra e così via. La esperienza degli ultimi anni ci ha indotto ad alzare il livello di attenzione anche verso segnali apparentemente deboli che in realtà celano criticità ben più rilevanti e correlate a episodi di un passato privo di affettività.

Saperli cogliere e gestire per tempo può dare risultati sorprendenti per aiutare questi minori  a crescere in un giusto contesto. I nostri interventi quindi non sono mai a pioggia ma  personalizzati sul singolo. Stanno dando buoni riscontri delle iniziative di accoglienza in famiglia nel wend  o durante la settimana per la assistenza compiti in quanto i bambini sperimentano le logiche famigliari, e ricevono affetto e valori educativi mai sperimentati prima.

I nostri obiettivi non sono facili perché lavoriamo sulla relazione interpersonale, ma quando vediamo anche i piccoli cambiamenti che queste esperienze producono siamo convinti di essere su una buona strada.”